ott 24

Comunicare l’arte contemporanea: Il Museo Pecci di Prato si racconta

Venerdì scorso mi trovavo alla Camera di Commercio di Prato, in occasione della manifestazione Digit 16. Al tavolo il direttore del Museo Pecci, Fabio Cavallucci. La discussione verteva su come comunicare oggi l’arte contemporanea.

Desidero condividere con voi questa esperienza, perché sono state dette cose interessanti, che potrebbero aiutare un artista emergente a trovare spunti di promozione.

Il Museo Pecci è una delle poche realtà museali, nell’ambito dell’arte contemporanea, che, in Italia, ha deciso di investire tempo e fondi sulla comunicazione digitale. Dapprima ha realizzato una pagina social su Facebook, strettamente correlata al sito, avendo cura della parte grafica e di aggiornare quasi quotidianamente i contenuti.

“Il lavoro è stato fin dall’inizio unico- ha detto Leonardo Stefani, responsabile ufficio stampa- puntando ad un progetto di stretta collaborazione tra programmatori, designer e grafici.Non volevamo un sito statico, ma che servisse da comunicazione e fruizione di ciò che proponevamo, tra artisti, pubblico e critica”.

L’idea vincente, ripresa da altre realtà come la tedesca Schirm Gustale e l’americana E-Flux, è stata quella di realizzare un journal- magazine interno al sito, con editoriale e saggi scritti da artisti e personalità del mondo dell’arte anche esteri.

La poliedricità del Museo Pecci, che va dalla promozione degli artisti con spazi espositivi, alla didattica e ai laboratori rivolti a privati e a scuole, si riflette nella realtà virtuale, dove ogni tema trova il suo approfondimento. Ogni post ha un tag di riferimento, cliccando sopra l’utente accede ad una pagina dove ci sono contenuti correlati al tema.

“Ho creduto fin da subito alla sfida del digitale – afferma Fabio Cavallucci, direttore del Museo Pecci – L’arte oggi guarda più che mai ai social network, usati soprattutto in termini di comunicazione-promozione. E’ una strategia da inventare è vero – continua- ma l’arte della moltitudine, oggi, non è più circoscrivibile tra artista e pubblico che ascolta. Dal mio punto di vista l’arte ha necessità del fruitore e l’unica arte vincente è quella relazionale”.

Queste sono le parole dette da un direttore, non giovanissimo, ma che ha capito, in pieno, le enormi potenzialità offerte dalla rete, per la comunicazione e promozione artistica.

Che dire, bravo direttore, siamo con lei!

 

museo-pecci

giu 25

Un regale esempio di marketing

Indovina chi e’ la personalita’ piu’ ritratta del Regno Unito? Lei, al secolo Elisabetta Mary Alexandra Windsor, da tutti conosciuta come Sua Maesta’ Elisabetta II. Da sessanta anni regina del Regno Unito, ha il primato di essere in assoluto la persona piu’ ritratta d’Inghilterra. Se questo non e’ marketing?

La potremmo definire una “regina di quadri”, ma Elisabetta non ha posato solo per noti pittori, come Pietro Annigoni, Justin Mortimer, Lucian Freud, per citarne solo alcuni, ma si e’ lasciata immortalare da tutti i piu’ grandi fotografi del nostro tempo, concedendo la sua immagine alla libera interpretazione dei piu’ fantasiosi creativi. L’immagine della regina viene addirittura rielaborata nel 1977 da Jamie Reid per la copertina di un disco dei Sex Pistols, suscitando clamore, ma aprendo anche la strada a particolari variazioni sul tema; celebri sono quelle di Andy Warhol e la “Croce collage” di Gilberte & George, composta con cartoline della famiglia reale inglese. Un’operazione di marketing quindi a tutti gli effetti.

Adesso una mostra alla National portrait gallery di Londra (fino al 21 ottobre) ripercorre la storia illustrativa, dal 1950 al 2000, di una regina che si e’ servita della sua immagine, come significativo mezzo di comunicazione verso i suoi sudditi ed il mondo intero. Circa sessanta le opere in mostra tra dipinti, fotografie, stampe, collage, manifesti e fotogrammi.

E’ proprio il caso di dire: “God save the Queen!”.